Tante persone sono accorse ieri qui a Re, fino a riempire la Basilica ed il Santuario. Hanno partecipato con devozione e raccoglimento alla Messa del Miracolo. Come da antica tradizione questa messa viena celebrata alle ore 15 del 29 aprile, in prossimità dell'evento miracoloso, accaduto nel tardo pomeriggio del 29 aprile 1494.
Partecipavano alla funzione i sindaci della Valle, il signor Davide Carigi in rappresentanza della Provincia ed il comandante della stazione dei Carabinieri di Santa Maria Maggiore. Presiedeva Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara; concelebravano diversi sacerdoti, tra cui alcuni provenienti dal vicino Canton Ticino. I canti erano diretti magistralmente da don Maurizio Gagliardini, vicario parrocchiale della Parrocchia della Madonna Pellegrina in Novara; l'esecuzione canora era accompagnata da Stefano Ramoni all'organo e da Francesco Ramoni alla tromba. All'inizio della celebrazione il Rettore, padre Giancarlo, salutava i presenti con queste parole: «siamo oggi qui ad accogliere quel grande segno di grazia che quassù ebbe inizio il 29 aprile 1494, quando al sacrilego gesto di Giovanni Zucono, che scagliava una pietra contro l'immagine di Maria dipinta sulla facciata dela Chiesa di San Maurizio, la bontà di Dio rispondeva con un segno di misericordia: il sangue cominciò a sgorgare dalla fronte di Maria. Siamo qui convenuti da tante parti e rappresentiamo tanta gente: ossolani, varesotti, ticinesi, vallesani... e tutti ci sentiamo a casa nostra... sì perché questa è la casa della Mamma di tutti. In quest'anno ho la gioia di salutare i novelli sacerdoti che oggi celebrano con noi e che hanno ricervuto la Sacra Ordinazione 10 giorni fa dal Vescovo Franco Giulio. Un saluto particolare alla parrocchia della Madonna Pellegrina di Novara, che ha un legame spirituale con il Santuario di Re, che dura dal 1948. Ora carissimi siamo qui per quest'ora - la Messa delle 3 - come il popolo vigezzino si esprime, una Messa che si celebra a quest'ora fin dal 1867, per indulto del beato Pio IX. Sentiamoci tutti sotto il manto della Madonna e ricordiamo con affetto i nostri ammalati». All'omelia il Vescovo ha fatto riferimento alla Madonna venerata qui a Re: «due caratteristiche distinguono la raffigurazione della Madonna di Re: la prima la connota come l’icona classica di una “Madonna del latte” (Virgo lactans), che sorprende Maria nel momento di generare alla vita il figlio suo, Gesù; la seconda caratteristica è data dall’evento fondatore della festa odierna e della successiva costruzione del santuario, cioè lo sfregio sacrilego perpetrato nel 1494, che l’ha trasformata in “Madonna del sangue”. Su questo luogo è nata una devozione secolare che ancor oggi vede molti fedeli venire qui in pellegrinaggio. Le due titolazioni “Madonna del latte” e “Madonna del sangue” esprimono in definitiva la drammaticità del generare alla vita in formato adulto. I papà e le mamme qui presenti possono, infatti, riconoscere le fatiche di sempre, che oggi però si sono accentuate paradossalmente perché, quando si hanno a disposizione molti mezzi e tanti beni, diventa difficile generare non solo la vita fisica, ma anche e soprattutto la vita spirituale. La vita spirituale è una realtà delicata, e trasmetterla è diventato oggi molto impegnativo. Così possiamo aver ascoltato, senza lasciarci impressionare più di tanto, il testo dalla prima lettura (1Gv 3,1-2.21-24). Infatti, Giovanni rassicurandoci ci dice: "Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio" (1Gv 3,2a)». Commentando il brano di vangelo che narra il ritrovamento di Gesù presso il tempio di Gerusalemme (Lc 2,41-50), il presule affermava: «Gesù afferma che deve occuparsi delle cose del Padre suo. Il testo greco letteralmente riporta un’espressione ellittica, perché dice: ἐν τοῖς τοῦ πατρός μου/en tois tou patros mou che tradotto significa “nei/nelle… del Padre mio”; “τοῖς/tois” può essere un maschile o un neutro dando la possibilità di intendere sia “cose” che “casa” (Tempio) oppure “relazione”. Tuttavia, il testo sembra volutamente reticente, tiene in sospeso e non mette il sostantivo. Alcuni esegeti traducono “devo essere nella relazione con il Padre mio”. Tanto è vero che poi l’evangelista Luca riprenderà questa espressione altre volte precisandola e arricchendola 3 nei capitoli seguenti. È significativo che Gesù, il Figlio, ci dica che per diventare adulti deve rispondere Egli stesso, in prima persona, al mistero del Padre suo. Sarebbe meglio dire in modo chiaro dedicarsi alla propria vocazione. E tutti i padri e le madri, i professori e i docenti, gli allenatori, i preti, i catechisti, i sindaci, insomma tutti coloro che hanno la responsabilità di generare la vita in formato grande sono e devono essere solo accompagnatori in questo passaggio nel quale chi diventa grande e adulto è chiamato a scegliere personalmente. Si avrà certamente bisogno di riferimenti autorevoli, ma il riferimento autorevole non deve sostituirsi al “Padre mio”, inteso come Padre nostro. Notate che Gesù fa una tale affermazione davanti ai suoi genitori!».
Al termine dalla celebrazione il Vescovo con i concelebranti si è portato in Santuario, innanzi all'immaggine della Madonna e lì, alternandosi con i fedeli, ha recitato la Supplica alla Madonna, affidando alla Vergine in particolare il cammino della nostra Diocesi.
