L'omelia del cardinale alla messa del 22 agosto

23 agosto 2021

L'omelia del cardinale alla messa del 22 agosto

Omelia nella Basilica grande di Re

Domenica 22 agosto 2021-08-07

Apertura anno celebrazioni posa prima pietra

 

(Sir 24, 1, 17-22; Sl 84 1-3; 1Pt 2, 1-10; Alleluia: Gv 8, 11; Vangelo Mt 7, 24-27)

  1. Beato chi abita nella tua casa, senza fine cantale la tua lode.

Vorrei iniziare queste mie parole, care Sorelle e Fratelli, che cordialmente saluto, proclamando la nostra gioia per essere oggi riuniti nella casa del Signore a cantare la sua lode.

E’ un gioia spirituale, intensa, che ci è stata preparata dalla Madre Nostra Maria: essa ci accoglie con materno amore nella casa del Signore, e casa sua.

Non possiamo oggi non ricordare le persone che hanno contribuito, come strumenti dell’amore di Gesù e di Maria, per darci questa grazia.

Anzi tutto, coloro che, cento anni fa, hanno progettato questo splendido tempio: il Vescovo di Novara, Mons. Giuseppe Gamba, il Parroco di Re, Don Giovanni Antonio Peretti, e l’Architetto, Edoardo Collamarini; e, con loro, tutti i collaboratori: i tecnici e le maestranze operaie, fino all’ultimo scalpellino.

Il nostro ricordo riconoscente va, non meno, a tutti i fedeli che hanno contribuito, secondo le loro possibilità e, ancor più, secondo la loro generosità, a coprire gli ingenti costi del progetto.

Né possiamo dimenticare i cari e venerati Padri Oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo, che hanno accettato l’impegnativo onere di condurre a buon termine il grandioso progetto, e di renderlo pastoralmente proficuo per il bene di una moltitudine di fedeli. Essi tutti sono qui rappresentato dal caro e venerato Don Gian Carlo Julita, Rettore del Santuario: lo saluto con fraterno affetto; e con lui saluto il Vicario Generale della Diocesi di Novara, Mons. Fausto Cossalter, e tutti coloro che hanno contribuito e contribuiscono alla bellezza di questa solenne liturgia festiva.

E’ ben doveroso menzionare, infine, il Vescovo di Novara, Monsignor Gilla Vincenzo Gremigni, quarto predecessore dell’attuale Vescovo, Mons. Franco Giulio Brambilla, al quale va ora il nostro deferente affettuoso saluto. Con grande impegno, mobilitando tutte le migliori forze della diocesi gaudenziana,

Mons. Gremigni diede l’ultimo definito impulso per portare a termine il grande disegno; e poté consacrare questo splendido Santuario il 5 agosto 1958, festa della Madonna della Neve, cioè della Patriarcale Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, madre di tutte le chiese mariane.

Grazie a tutte le persone che ho doverosamente menzionate, e a tante altre che non posso ora ricordare, grazie a tutti loro, oggi i nostri cuori – come abbiamo cantato nel salmo responsoriale – “esultano nel Dio vivente”, e noi “cantiamo la sua lode”.

  1. La posa della prima pietra di questa splendida Basilica (avvenuta, come accennato, cento anni or sono) non può non ricordarci la “pietra viva” che regge tutta la struttura spirituale della Chiesa come comunità spirituale e della nostra stessa vita di fede.

Nella seconda lettura che ci è stata proposta, l’Apostolo Pietro ci parla della “pietra viva” che è Gesù: pietra “scelta e preziosa davanti a Dio” e, al contempo, della “pietra viva” che siamo noi, per grazia sua, costruiti come “edificio spirituale per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo”.

Sono parole, queste, che devono rendere tutti noi consapevoli della nostra “identità con Cristo”: lui, pietra viva, fondamento della Chiesa e della nostra fede, e noi, per grazia sua e con lui e in lui, “pietre vive”, che contribuiscono a tenere in piedi, non senza sacrificio ma con forza e gioia, anzi con entusiasmo, “l’edificio spirituale” della Chiesa. Sì, noi tutti siamo partecipi del sacerdozio santo di Gesù, per offrire al Pare “il sacrificio spirituale” della nostra giornata terrena.

Sacrificio spirituale: il quale altro non è se non l’adesione d’amore – del nostro piccolo e povero amore – al suo Amore – sempre generoso, anzi infinito: Amore divino! – che noi facciamo nostro ogni volta che diciamo: “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”: la volontà del Padre, di Dio Padre, nella vita nostra come nella vita di Gesù è sempre volontà di amore vero, di amore generoso, di bene divino, a gloria di Dio – per l’uomo!

3. Fare la volontà di Dio è il massimo della sapienza.

Perché? Perché Dio, che ci ha creati, sa bene di che cosa siamo fatti e a quale scopo lui ci ha resi partecipi del suo disegno di amore, facendoci entrare nella storia del mondo. Per questo compiere la volontà di Dio è realizzare noi stessi nella pienezza del nostro bene, a gloria del Padre. E’ vera sapienza di vita!

La prima Lettura che ci è stata proposta tesse l’elogio, la lode, che la Sapienza fa di se stessa. “La Sapienza – dice il libro del Siracide – è uscita dalla bocca dell’Altissimo e come nube feconda ha ricoperto la terra” (Sir 24,5). La Sapienza è la stessa realtà divina, di cui Dio, nel suo infinito amore per l’uomo, rende l’uomo partecipe: realtà così umana, perché così divina! La Sapienza – come abbiamo ascoltato è la “madre del bell’amore e della santa Speranza”: di ciò che rende l’uomo felice.

Che cosa rende l’uomo felice?

- L’amore che Dio ha per noi, fecondo di frutti buoni.

- La speranza che egli ci dona, e sempre rinnova, per rendere gioiosa, e operosa, e sempre aperta ad un futuro luminoso, la nostra giornata.

In questo splendido Santuario la Sapienza di Dio ci viene rappresentata, e donata, nella concretezza della sua realtà, divina ed umana.

Guardiamo l’immagine della Madonna esposta sull’altare della Chiesetta. In gremio Matris - reca scritto il cartiglio - sedet Sapientia Patris. La Sapienza di Dio ha un volto, ha un nome: Gesù! Lui è la Sapienza, la vera Sapienza, “la Luce del mondo”, e “chi lo segue non cammina nelle tenebre” (cf. Gv 8,12). La sua vita – e non meno la sua morte – risplende tutta della luce divina, increata, del Padre della Luce, ed insieme della più splendida luce umana. La più piena e perfetta. Risplende! e risplende a noi e per noi, perché Gesù il figlio eterno di Dio Padre, nel nostro tempo si è fatto figlio di una donna, la Vergine Maria: Lui, Luce del Padre, per noi!

E per questo Maria è invocata come “Madre della Sapienza”, “Sede della Sapienza”: così come è rappresentata nell’immagine dei questo Santuario, e così come noi l’invochiamo nelle Litanie Lauretane.

E anche di essa, di Maria, valgono – per il suo rapporto unico, di madre verginale di Gesù – le parole della Sapienza di Dio che abbiamo ascoltato dalla prima Lettura: “Io sono la madre del bell’Amore, della Conoscenza, e della bella Speranza”. Madre del bell’Amore: dell’Amore che sa soffrire in silenzio, donarsi con gioia, e generare vita; della santa Speranza: della Speranza che sa attendere con pazienza i frutti che la bontà del Signore fa maturare e ci dona a suo tempo: e di essi gode.

3. Sì, questa è Maria, la Madre nostra, perché Madre di Gesù, nostro Dio e Salvatore. Come è grande, come è benigna, come è soave e dolce - Maria!

Chiediamo oggi a Maria di intercedere per noi, perché tutta la nostra vita sia costruita come la sua: in un rapporto indissolubile con Lui, con Gesù, la Sapienza di Dio, l’immagine perfetta del Padre: Padre suo, e Padre nostro, datore di ogni bene.

Allora la nostra vita avrà consistenza e solidità, non solo nelle normali vicende e vicissitudini della nostra giornata terrena, ma nel senso ultimo, definitivo, della nostra esistenza umana. E noi sapremo come procedere: costruiremo la nostra esistenza come figli della Madre della Sapienza.

La costruiremo non su valori effimeri, caduchi, quindi non-valori, che tanto sovente ci vengono proposti dai sapienti di questo mondo. Noi costruiremo a nostra casa, la nostra vita, sulla roccia solida ed incrollabile che Gesù ci ha proposto nel Vangelo che oggi abbiamo ascoltato.

Gesù ha dichiarato – ascoltiamo con attenzione e amore! – Gesù ci ha dichiarato:

“Chiunque ascolta la mia parola e la mette in pratica, è simile ad un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia”. Nessuna avversità la potrà abbattere! La roccia della nostra esistenza è una sola! E Gesù.

E’ questa la grazia, di tutte la più preziosa, che noi vogliamo oggi chiedere per intercessione della Madonna di Re, Sede della Sapienza:

che la nostra vita sia tutta fondata su Gesù, e risplenda tutta della luce di Lui, il Figlio eterno del Padre celeste, il figlio divino di Maria, che egli ha reso anche Madre nostra dolcissima: Gesù, nostro Salvatore, Vita nostra.

 

 

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