La Basilica

Basilica della Beata Vergine Maria del Sangue di Re

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LA BASILICA
Il quarto Centenario del Miracolo (1894) segna una svolta nella storia della Madonna del Sangue. Il culto popolare si è diffuso non solo per l’attenzione pastorale dei Vescovi (primo fra tutti il Bascapé), ma per un misterioso fenomeno soprannaturale, da attribuirsi a Dio solo, che ha sempre trovato una rispondenza spontanea nel cuore dei fedeli. Ne sono una testimonianza evidente le innumerevoli immagini della Madonna con la caratteristica stigmate del sangue, sparse ovunque sugli umili casolari sperduti sui monti, ai crocicchi dei paesi, nelle frequenti cappelle a Lei dedicate e all’interno delle case. Anche gli emigranti, soprattutto gli spazzacamini, hanno contribuito alla diffusione del culto alla Madonna del Sangue, portando con sé le immagini dell’affresco miracoloso. Una di queste immagini, l’8 luglio 1685, ha rinnovato la sanguinazione miracolosa in Boemia a Klatovic nell’abitazione di Anna Hirshberger, figlia dello spazzacamino vigezzino Bartolomeo Ricolt.
L’immagine è custodita nella chiesa decanale sopra l’altare maggiore. Altri Santuari dedicati alla Madonna del Sangue sono sorti nel Tirolo (S.Paolo), in Germania (Bergatreute), in Ungheria, nella vicina Svizzera.
Al termine del XIX secolo i tempi erano maturi per attuare nel luogo del Miracolo un nuovo Tempio sia per celebrare con la mae-stosità dell’arte la “grandezza” della Madonna del Sangue, sia per accogliere le moltitudini dei pellegrini, che andavano sempre più aumentando. Fu in occasione delle celebrazioni del IV Centenario che prese il via il progetto del nuovo Tempio.
Il Peretti formò subito il Comitato “pro Tempio nuovo” e il primo passo verso la progettazione fu la convocazione a Re di alcune personalità del mondo artistico torinese (2 luglio 1897) per interessamento dell’ingegner Pulciano, fratello del Vescovo di Novara; ma il progetto presentato dall’architetto Spurgazzi con un plastico di grosso formato, esposto all’Ospizio Barbieri nel 1903, non incontrò il favore di nessuno per la sua struttura in cemento armato, incompatibile con l’ambiente della montagna. Il contrattempo e il dibattito che ne seguì offrirono al Peretti l’occasione provvidenziale di incontrarsi, tramite il salesiano e vigezzino don Baratta, con l’architetto Edoardo Collamarini. “Rapidissimo disegnatore” il Collamarini è già all’opera nel 1905; nell’agosto del 1906 giunge per la prima volta a Re e si lega al Peretti con profonda amicizia.
Dalle pagine del periodico del Santuario, il Bollettino, altra creatura del Peretti (1909), rimbalza di paese in paese la notizia del nuovo Tempio, suscitando ammirazione e assieme timore per l’eventuale demolizione dell’amato Santuario ricoperto di ex-voto, attestati “intoccabili” della devozione popolare.
Mons. Peretti rassicura gli animi: “…Anche quando da lontano si potrà ammirare la mole del nuovo edificio, noi, giungendo sulla piazza, rivedremo la facciata presente con le sue pitture, con il suo atrio. Entrando dalla medesima porta, ci apparirà ancora la medesima chiesetta bassa, protendersi fino all’altare di S.Maurizio, dalle pareti coperte di quadretti, che la nostra curiosità infantile esaminò tante volte; e, inginocchiandoci su quei banchi, pregheremo ancora dinanzi alla medesima cara immagine, dove, bambini, abbiamo pregato con la nostra madre”.
Nel 1910 il Vescovo Gamba, in visita dal Papa (S. Pio X), ottiene una speciale benedizione sull’iniziativa del nuovo Tempio; ma i ripensamenti dell’architetto Collamarini (nel 1912 rivede tutti i disegni); gli indugi del Comune di Re, così pure il ritardo burocratico del regio decreto di pubblica utilità (16 maggio 1912) e soprattutto il sopraggiungere della prima guerra mondiale che sguarnisce il cantiere dei titolari dell’impresa Torchio di Asti e di tutta la mano d’opera, partita per il fronte, spostano l’inizio dei lavori al 5 agosto del 1922 (benedizione della prima pietra per mano del Card. Gamba). La nuova costruzione, invadendo il Santuario seicentesco, sacrifica i due altari laterali dedicati a S. Giuseppe e a S. Carlo e il catino sopra l’altare della Madonna assieme con lo scurolo della Reliquia del Sangue e i significativi dipinti, andati purtroppo dispersi.

Questa prima parte del Tempio, che costituisce l’abside della Basilica, fu inaugurata il 5 agosto 1928. L’anno dopo venne a mancare il promotore dell’opera, mons. Peretti (18 aprile 1929), mentre l’architetto Collamarini l’aveva preceduto, a soli 64 anni, l’anno precedente.
La crisi finanziaria e la seconda guerra mondiale (1939-1945) fermarono i lavori per circa un ventennio. Riprenderanno con l’insediamento dei Padri Oblati diocesani, Missionari di Maria nelle persone di padre Cardano e padre Testa (10 luglio 1947), ai quali il Vescovo mons. Leone Ossola affida la direzione del Santuario e il compito di portare a termine l’opera.
Con varie iniziative (“L’Associazione dei devoti della Madonna”, “La strenna natalizia per la Madonna povera”, “Il risparmio giornaliero di 10 lire per il Santuario Nuovo”) padre Cardano, primo Rettore Oblato, riesce con il prestigio personale a riaprire il cantiere, a muovere l’opinione pubblica e a determinare l’intervento decisivo della Diocesi.
Il Vescovo Gremigni poté consacrare e inaugurare la grandiosa opera, insignita da Papa Pio XII del titolo di Basilica Minore il 4 e 5 agosto 1958.
L’improvviso apparire della sua mole, sia dal versante italiano che da quello svizzero, offre un suggestivo effetto spettacolare nel maestoso paesaggio alpino.
La sommità della cupola con la gigantesca croce raggiunge l’altezza di 51 metri. È sostenuta all’interno da 16 colonne ed è accessibile da un portale grande centrale e da altri quattro minori laterali con porte in bronzo. Le 31 finestre, di stile gotico, delle absidi e delle pareti filtrano abbondante luce in tutto l’arco del giorno. Altre 40 finestre disposte in cerchio sulle due balconate (20+20), nel tamburo della cupola, compongono all’interno una equilibrata luminosità.
In occasione del V Centenario del Miracolo sono stati eseguiti importanti interventi di adattamento alle esigenze liturgiche derivanti dal Concilio Vaticano II, e allo scopo di ricavare dall’interrato della Basilica una capiente Cripta. I due Santuari, tuttora comunicanti tra loro, sono stati separati da una vetrata, mentre sopra l’altare della Madonna, nel Santuario seicentesco, è stata distesa alla sommità delle arcate, una specie di nube con al centro l’ovale che contiene la vetrata della colomba

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