CINQUANTESIMO

13 aprile 2023

CINQUANTESIMO

Il 15 aprile 1973, nella Cattedrale di Novara, Mons. Aldo Del Monte consacrava vescovo il rev. Padre Francesco Maria Franzi, in quel tempo Prevosto degli Oblati e Delegato Vescovile.

Sono passati 50 anni da quel giorno luminoso di grazia, ed io, allora seminarista di I liceo, sono rimasto così toccato da quella celebrazione che la ripenso spesso. Divenuto sacerdote ho avuto la grazia di vivere accanto a questo vescovo che ha saputo essere costantemente testimone mite e coraggioso della Misericordia del Padre. Dove ha attinto la luce e la forza per essere fedele fino alla fine all'amore di Predilezione con cui è stato chiamato alla Pienezza del Sacerdozio?

Non ho dubbio: la sorgente limpida è stata la preghiera costante. E Maria è stata la Maestra di tutto il suo lungo cammino

 

Padre Franzi manifesta la sua fedeltà al Papa

spirituale. Tra i testimoni della vita santa di Mons. Franzi mi piace riportare le parole di San Paolo VI che nel novembre 1974, durante l'udienza pubblica del mercoledì, così salutava il novello vescovo: «Salutiamo Mons. Francesco Maria Franzi, vescovo ausiliare di Novara, che noi conosciamo già da quando eravamo Vescovo di Milano, perché di lui si parlava anche a Milano, come di persona molto pia e molto buona». Dopo queste parole autorevoli di un santo, voglio rileggere uno scritto del venerato Padre, vergato nell'ultimo anno di vita (1996):

«Quando il Vescovo stese le mani su di me, invocò lo Spirito Santo, la sua preghiera aveva l'efficacia del Sacramento. Era più che una semplice, per quanto fervida, invocazione. Era il Sacramento. I suoi doni lo Spirito Santo me li ha concessi, ma affidandoli alla mia responsabilità. Devo, dunque, corrispondere, nella mia vita, a tali Doni.

Devo vivere nella sapienza. Essa è quella conoscenza di Dio che sente la presenza del suo Mistero; la ricorda; ne fa la chiave di giudizio per conoscere il valore di ogni cosa, la scelta per le mie deliberazioni, per le mie ricerche... Avere il sapore di Dio nella vita, così da rifiutare tutto ciò che non ha tale sapore...!

Devo vivere nell'intelletto. Le verità della fede non le devo solo affermare: devo conoscerle. Vi è l'esigenza di studiarle, di approfondirne la conoscenza; di pregare perché la Grazia me le faccia conoscere meglio...

Devo vivere nel consiglio. Dalla Grazia dello Spirito Santo deve venire il giudizio per le scelte che devo continuamente fare nelle piccole vicende di ogni giorno come in grandi scelte che talvolta mi si impongono nella vita. Valutare e scegliere nella Grazia dello Spirito Santo.

Devo vivere nella fortezza. Affrontare le difficoltà: accogliere impegni pesanti, prove dure... Mi basta guardare alla mia miseria per capire quanto ho bisogno di questa fortezza!

Devo vivere nella scienza. Le cose del mondo le devo conoscere nella Grazia dello Spirito Santo. Non mi turba, allora, il meraviglioso progresso moderno delle scienze: lo ammiro; ne accolgo i frutti nella vita... Ma avverto che chi non ha fede vede in questo rapido progresso quasi un motivo di timore: “Dove va la scienza? … Dove va il mondo? Che cosa ci riserva l'avvenire?” Nella grazia delle Spirito Santo che è il dono della scienza, oltre questo progresso della scienza, e ogni altro progresso futuro, vedo il Regno di Dio che viene. E sento che anche la scienza vale se ci aiuta verso il Regno di Dio.

Devo vivere nella pietà. La Grazia dello Spirito Santo riveste la mia vita di preghiera, come il sole riveste di vegetazione la terra. E nella preghiera si esprime la fede, la speranza, la carità; si esprime il dono di Dio.

E quale conforto per la mia vita! Devo vivere nel timore di Dio, nel timore, cioé, di perdere Dio, di resistere a Lui. E questo timore mi deve rendere attento, sollecito, prudente: deve indurmi a chiedere con insistenza: ne permittas me separari a Te! Tale, dunque, dev'essere la mia vita, dopo che il Vescovo, stendendo le mani su di me, ha invocato lo Spirito Santo.

È Così? “... e ci hai consacrati con la tua santa unzione” È Un'unzione che non si cancella più. Sono dunque un consacrato. Ne sono consapevole? Sono coerente?».

Mentre gli interrogativi che il Venerato Padre ci lascia, toccano la nostra vita, amo pregare così:«Padre prega per la Santa Chiesa Novarese che hai servito per 64 anni e ottienici numerose e fervorose vocazioni. Tieni la tua mano sul capo dei tuoi sacerdoti, come hai fatto nel giorno della nostra ordinazione, perché possiamo avere la forza e la gioia di dire agli uomini del nostro tempo che Maria è la strada facile, breve e sicura per amare Gesù Cristo».

 

P. Giancarlo Julita Prevosto degli Oblati

 

 

Il Venerato Vescovo attende la beata Risurrezione nel sepolcro sottostante l'altare della Madonna di Re. Accogliendo l'insegnamento del Catechismo della Chiesa Cattolica noi ci affidiamo alla Sua intercessione. Il Catechismo infatti dice «i Santi contemplano Dio, lo lodano e non cessano di prendresi cura di coloro che hanno lasciato sulla terra» (CCC 2683). E Papa Francesco in modo sintetico ci dice: «I nostri cari defunti dal cielo continuano a prendersi cura di noi. Loro pregano per noi e noi preghiamo per loro, e noi preghiamo con loro».

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