Dal Canton Ticino a piedi... seguendo la Stella

04 febbraio 2020

Dal Canton Ticino a piedi... seguendo la Stella

EPIFANIA 2020 AL SANTUARIO DELLA MADONNA DI RE

 

Quest’anno, alla partenza da Cavigliano all’alba dell’EPIFANIA diretto al Santuario di Re, non ho sentito il pungente profumo del calicanto costeggiando i giardini delle belle villette ancora immerse nel silenzio. Solo i rintocchi dell’Ave Maria che rimbalzavano da un campanile all’altro delle Terre di Pedemonte. Residuo di un banale raffreddore di alcuni giorni prima? Forse, o almeno solo in parte. Per me, quella circostanza apparentemente insignificante aveva la valenza di un “segno”, mesto e malinconico, che ha caratterizzato, parlo per me, la tradizionale camminata-Pellegrinaggio dei Locarnesi alla Madonna del Sangue vigezzina.

La notizia, tanto triste quanto inattesa, me l’avevano portata proprio il giorno dell’Immacolata, lo scorso 8 dicembre, Carmen e Sophia, di ritorno da una gita al mercatino natalizio di Santa Maria Maggiore. L’avevano a loro volta appresa con grande costernazione da Padre Giancarlo, incontrato in Basilica. Da allora quasi ogni giorno ho pensato al caro amico Marino, certo che quello di quest’anno sarebbe stato un Pellegrinaggio del tutto diverso dai precedenti. Difficile e arduo immaginarsi Re senza il Marino. La sua assenza, come a suo tempo quella di Padre Uccellli, si sarebbe indubbiamente fatta sentire. E così è stato. Lo ha ricordato anche Padre Giancarlo, e non poteva essere diversamente, molto commosso, al termine della sua bella omelia, menzionando un altro grande assente, il Vescovo Mons. Amedeo Grab, amico di lunga data del Santuario, pure lui come Marino giunto alla “SORGENTE DELLA LUCE”.

A rallegrare l’animo, cammin facendo, ci ha pensato la natura in una splendida giornata invernale: temperatura più che gradevole, il cielo stellato con lo spettacolo di struggente bellezza del primo sole sulle creste della Val Vigezzo innevate, il profondo silenzio favorito anche - almeno quello, risvolto positivo della peraltro penosa circostanza - dalla quasi totale assenza di traffico motorizzato a causa della parziale chiusura della strada poco oltre il confine di Camedo. E poi l’incontro, per la via e all’arrivo a Re, con amici e conoscenti, molti convallerani, presenze talune ormai storiche - come ben disse Padre Giancarlo - da anni se non decenni.

Non poteva mancare, che migliore non poteva essere, il bramato caffelatte gustato in solitudine al calduccio della rinnovata Trattoria Svizzera dove mi sono concesso un quarto d’ora di riposo, figurandomi ancora accanto al fuoco, purtroppo spento, del grande camino, quieto testimone di tempi e persone lontane e mai dimenticate.

La Santa Messa solenne ci ha visti tutti riuniti in Basilica dove mi hanno raggiunto, con timing perfetto, Carmen e Sophia le quali, ignare dell’interruzione stradale in territorio vigezzino, han dovuto fare un brusco dietro front arrivando giusto a tempo a prendere il trenino a Camedo. Un grande grazie alla Madonna anche per questo suo intervento! Officiante, anche quest’anno, il Rettore Padre Giancarlo affiancato da due giovanissimi quanto bravi chierichetti. La funzione, come da tradizione ormai consolidata, è stata condecorata dal coro Santa Cecilia della parrocchia di Gordola il cui cantore - davvero bravissimo! - ha solennemente cantato l’annuncio della Pasqua al termine della lettura del Vangelo.

Come al solito, molto intensa e ricca di spunti di riflessione è stata l’omelia incentrata sul tema della “RICERCA”, quel “QUAERERE DEUM” dei Padri, tema che in fondo ha determinato e caratterizzato il lungo e sicuramente travagliato viaggio dei Magi, quei “Sapienti”- i Re venuti dall’Oriente per onorare il RE, come, se ben ricordo, dice la nota filastrocca natalizia. E cos’altro era la STELLA che li guidava se non la FEDE, motore di ogni ricerca spirituale. E grande è stata la loro gioia al vedere nell’umile grotta - stalla di Betlemme giacere in una mangiatoia colui che “né il cielo né il mare né la terra possono contenere”. E dice San Matteo, prostratisi lo adorarono. Gesto che simbolicamente abbiamo fatto anche noi, al termine della Santa Messa e con le dolci note del “Tu scendi dalle stelle” in sottofondo, andando a baciare la statuetta del Bambinello offertaci da Padre Giancarlo. Anche in quei momenti, come non ricordare il caro, onnipresente Marino, cui da sempre spettava quell’ ultima devozione che chiudeva il nostro annuale Pellegrinaggio mariano. Si chiudeva, per così dire, un ciclo di grandi feste, quelle natalizie, ma si spalancava un nuovo vastissimo orizzonte, quello del tempo “ordinario” che Padre Giancarlo, quasi come augurio per il nuovo anno, ha posto sotto l’insegna appunto della “RICERCA” .”Sit finis orandi sed non finis quaerendi”, ha chiosato nella sua omelia il Rettore invitandoci a seguire anche in questo l’esempio dei Magi: ”si cessi pure di pregare, ma non si cessi dal ricercare”. La vita, quindi, come una continua incessante ricerca alla luce della Fede. ”Che Ti cerchi amandoTi e ti ami cercandoTi”,per usare una bella espressione di Sant Anselmo.

E cosi, dopo un buon, anzi ottimo, pranzo in una trattoria di Santa Maria - a proposito, che bello il forte contrasto tra l’ombra e il freddo in paese e la luce quasi accecante del sole sul versante opposto su verso la Pioda di Crana e, poco oltre il vicino confine con le nostre valli! - rieccoci in cammino verso casa. Come loro che “per aliam viam reversi sunt ad domus suas”. Cambiati anche noi, dentro, almeno un poco.

E’ stato tanto bello, anche quest’anno, il cammino nel silenzio dell’ alba e del primo mattino e poi, almeno per un tratto, l’altrettanto silenzioso rientro a piedi al tramonto e sul far della sera. Gli impegni di ciascuno, ahimé, ci chiamavano. ”Bonum est nobis hic esse!” Ma, come gli Apostoli, occorre scendere dal Monte e tornare nella quotidianità. Tra la gente, tutti “Pellegrini dell’Infinito”. Con nel cuore e nella mente il monito di Sant Agostino: cammina con colui con il quale devi camminare per arrivare da Colui presso il quale desideri rimanere.

Arrivederci, cara e amata Madonna di Re, all’anno prossimo, puntuali al tuo dolce richiamo.

 

Dot. Marco Poncini

 

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