Padre Franzi: la Pasqua

11 aprile 2020

Padre Franzi: la Pasqua

Alla scuola dei maestri

Padre Franzi: la Pasqua

Nell'articolo precedente abbiamo inaugurato una nuova rubrica. Il titolo è Alla scuola dei maestri. Leggiamo insieme gli scritti di persone che sono stati un riferimento. Il brano analizzato era brano preso dal libro Dallo scrigno del cuore di Maria. L'autore è padre Francesco Maria Franzi oblato e vescovo ausiliare della diocesi di Novara (1910-1996). Il titolo dell'articolo è Il cuoredi Maria nella passionedi Gesù. Il capitolo che proponiamo ora, in conformità con i giorni che viviamo, è Il cuore di Maria nella Risurrezione di Gesù, da pag. 79 a pag. 83 del suddetto libro.

 

IL CUORE DI MARIA

NELLA RISURREZIONE DI GESU'

Che cosa tumultuava nel Cuore di Maria quella sera del Venerdì Santo, quando, deposto Gesù nel sepolcro e rotolata la grande pietra di chiusura, dato l'ultimo sguardo alla tomba del Figlio, al patibolo rimasto piantato sul Calvario, scendeva a Gerusalemme?

Ogni anno la Chiesa, nel Sabato Santo, ci invita a vivere nella « devota attesa » della Risurrezione. Pieno di tale « devota attesa » era il Cuore di Maria; ma quale profondità e ric-chezza di sentimenti costituivano la sua « devota attesa »!

 

Pieno di speranza e di dolore

Il Figlio sarebbe risorto. La sua vittoria ormai era segnata, anche se ancora non ne splendeva la gloria. Il nuovo « Regno » — quello che il Divin Morente aveva promesso al ladro pentito —, era ormai instaurato. Maria viveva nella speranza. La speranza, che è virtù propria della nostra vita soprannaturale, non è soltanto un desiderio, una fiduciosa attesa, una serena previsione; è la certezza, fondata sulla parola di Dio, di un avvenimento futuro che verrà perché Dio l'ha promesso. E Dio non manca di parola. Se una incertezza resta nella speranza è quella che viene da noi. Ci apriremo noi all'opera di Dio?

Piena, perfetta nel suo dinamico protendersi verso Dio; incrollabie, nel suo radicarsi sulla promessa di Dio, la speranza colmava il Cuore di Maria in quei giorni di « devota attesa ».

E tuttavia quel Cuore era ancora lacerato dagli strazi della Passione e della Morte del Figlio. Non tormentavano, più il Figlio le ferite del suo corpo che giaceva nel buio del sepolcro in attesa della grande ora; ma erano ancora aperte e sanguinavano nel Cuore di Maria. Ella trovava ancora, nelle sue mani, sul volto, sugli abiti, tracce del Sangue del Figlio!

Il dolore non si oppone alla fede e alla speranza. « Forse che non sperava che sarebbe risorto? Certamente. E allora soffrì per la sua crocifissione? E fortemente» (S. Bernardo).

Il dolore non è un difetto morale; non solo è retaggio della nostra vita di pellegrini; ne è anzi un valore morale. E così Maria portava nel suo Cuore, in quei giorni di attesa, tutto lo strazio e l'angoscia del Calvario. Nella speranza della risurrezione, Ella continuava la sofferenza della Passione; quella sofferenza che ormai il Figlio non soffriva più. La Chiesa, che vede in Maria il suo tipo ideale, si rispecchia nel suo Cuore. Anch'essa vive di speranza; ma la sua speranza è sempre impregnata di dolore. Il dolore per la Passione di Cristo, che sempre continua nei molteplici dolori dei Cristiani: e talvolta sono dolori gravissimi, nell'anima e nel corpo; sono dolori degli individui e della Chiesa stessa. Il dolore per i traviamenti degli uomini che ancora crocifiggono « Cristo »; traviamenti individuali; ma sovente anche traviamenti sociali; infedeltà a Cristo e alla sua Parola; inefficienza apostolica; smarrimento del « sapore » evangelico, si da ridursi ad essere « sale diventato scipito... ».

La Chiesa, che porta le debolezze dei suoi figli, ne piange i peccati, ne subisce il tradimento, sempre presso l'Altare della Divina Vittima, si specchia nella speranza di Maria. — Una speranza impregnata di dolore. E tale è la speranza di ognuno di noi. Speriamo la vita eterna: e intanto procediamo faticosamente tra le rinunce che ci dobbiamo imporre per restare fedeli a Cristo: e le sofferenze che accompagnano sempre la vita. Speriamo il Regno di Dio; e intanto soffriamo le conclamate vittorie del male, la resistenza, anzi la lotta, opposte a Cristo.

Speriamo nella onnipotente bontà di Dio; e intanto soffriamo dei suoi misteriosi silenzi. Dio tace; Dio sembra lasciar fare... Più che mai la speranza, intrisa di pianto, del Cuore di Maria è per noi modello e incoraggiamento. « Lungo il viaggio, camminavano piangendo; nel ritorno se ne vengono carichi di premi » (cfr. Sal. 125,6).

 

Pieno di amore

Maria vide Gesù risorto? Fece a Lei, Gesù, la sua prima apparizione? Il Vangelo tace. Nella pietà cristiana, due voci. Alcuni dicono: « Non si può nemmeno proporsi la domanda se Gesù sia comparso anzitutto sua Madre. E' così evidente! ». Altri dicono: « La fede di Maria era perfetta; non aveva bisogno di vedere, come Tommaso, come gli Apostoli dubitanti, per credere... ».

Il grido di Tommaso davanti a Gesù risorto ci introduce nel Cuore di Maria. Anch'Ella ripete: « Mio Signore e mio Dio! » ma con quale maggiore profondità che l'apostolo, Ella che può

aggiungere: « e mio Figlio! ». E' un atto di fede. - Sempre il Cuore di Maria fu pieno di fede.

E' una fede che adora. Non è solo un atto speculativo: è un donarsi totale, con gioia, per amore, a Dio. Cristo è sentito come « Signore: ». E' maestà trascendente. Davanti a Lui, l'uomo è essenzialmente suddito; si impegna a obbedire sempre, in tutto, per amore. Cristo è sentito come « Dio ». E' la trascendenza creatrice e vivificatrice di Lui, che penetra nell'intimo di noi; ci costituisce nel nostro essere, ci fa esistere e ci sostiene nell'agire.

E noi ci sentiamo « opera di Dio, fattura delle sue mani »; creatura del suo amore. « In Lui viviamo, ci moviamo e siamo...». Egli dunque non è lontano da noi. Assai più profondamente che Tommaso, Ella affermava: « Mio Signore e mio Dio! ». Era quel medesimo palpito di fede, di adorazione e di amore con cui, nel mistero dell'Annunciazione, si era aperta a Dio: « Ecco, l'Ancella del Signore! ». Ora la fede sua , si era approfondita ed estesa, l'esperienza degli anni passati con Gesù, l'ascolto della sua parola, la considerazione dei suoi esempi; soprattutto l'esperienza sconvolgente della Passione con la straordinaria ricchezza di grazia che si era riversata sulla sua anima, avevano reso ancor più profonda la sua fede. Ella quindi aderiva a Gesù con una pienezza, con una dedizione, con un abbandono che noi non riusciremo mai a comprendere. Resterà per noi come un ideale, che ci invita ad alimentare la nostra fede, ripetendo anche noi, a Gesù: « Mio Signore e mio Dio!». Questo resta il programma della nostra vita; un programma che si fa sempre più alto e perfetto man mano che la fede cresce in noi. Una tal fede, portata a quella perfezione, ha l'incadescenza dell'amore. Tutte le virtù, infatti, confluiscono nella carità e quanto più si fanno perfette, tanto più ci avvicinano alla perfetta carità. Maria che contempla Gesù risorto! Lo adora; si dà a Lui: si perde in Lui; non vive che per Lui; trova tutto in Lui. « Mio Signore e mio Dio! ». E che altro è la carità? Fu un lampo solo questa vampata di « fede canta», che durò quanto l'apparizione del Figlio? - Per Tommaso, certo, fu una vampata il suo

« Mio Signore e mio Dio! ». Noi non reggiamo a lungo alla veemenza di questa tensione: tosto la nostra umana opacità fa da schermo. La perfezione morale di Maria La rendeva capace di una persistenza di tale pienezza di « fede-carità » che noi non possiamo sperimentare.

Nella vita dei Santi troviamo che queste esperienze soprannaturali li rapivano nella estasi. Ma l'estasi, insegnano i mistici, è la espressione della debolezza umana che non regge alla luce, alla incandescenza divina. Maria ha un'altra tempra. La sua immacolatezza, la sua « parentela » con Dio Le davano una certa « connaturalità » con queste manifestazioni divine. La sua vita, quindi, dall'incontro con Gesù risorto fino alla visione beatifica, fu piena di quella fede-carità », ma in una maniera soave e serena, che non Le toglieva la possibilità di trattare dei loro problemi quotidiani, di piangere e sorridere con loro, di compassionare e confortare...

Ma da Lei si riverberava la Luce di Cristo risorto.

Per noi è un ideale questo Cuore Immacolato pieno di « fede-carità », irradiante la gloria di Cristo risorto. E' l'ideale che ci delinea S. Paolo: « Noi tutti.., che riflettiamo, come in uno specchio, la gloria del Signore, siamo trasformati a sua stessa immagine, diventando sempre più gloriosi, a misura che opera in noi il Signore, che è spirito » (II Cor. 3, 18).

Il Cuore di Maria, è modello per noi Cristiani.

E' il nostro programma.

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